Google: Rapporto sulla Trasparenza

Luna 0
Google: Rapporto sulla Trasparenza

Google ha pubblicato la nuova versione del Transparency Report (“Rapporto sulla trasparenza”), la sezione aperta due anni fa per rendere disponibili le informazioni su quali dati siano accessibili, da chi e quando tramite Google. Secondo quanto dichiarato dalla società fondata da Page e Brin, in un solo mese le richieste alla rimozione di siti, collegati a contenuti sospettati di violare le norme del copyright, hanno raggiunto quota 1,25 milioni, da parte di circa 1.300 proprietari di diritto d’autore. Tali domande sono in vertiginoso aumento, considerando che il motore di ricerca ne riceve in media 250mila a settimana, molto più che nell’intero 2009. Il picco è stato raggiunto il 13 febbraio scorso, con circa 334mila istanze per cancellare indirizzi internet. Dalle rilevazioni sono esclusi Youtube e la piattaforma Blogger.


Nel mirino sono soprattutto i siti che permettono la condivisione su Internet di software, video e brani musicali. Il dato rilevante riguarda il numero di domini coinvolti, che è molto più basso del totale delle URL segnalate: sono circa 24mila, segno che la maggior parte di essi pubblicava più contenuti protetti da copyright. Tra i più colpiti dal provvedimento di cancellazione si notano filestube.com, torrentz.eu, 4shared.com, zippyshare.com, siti che notoriamente mettono a disposizione un gran numero di file per il download.
Il Trasparency Report viene utilizzato da Google per mostrare ai proprietari di diritto d’autore come agisce per tutelare i loro diritti, in attuazione del Dmca (Digital Millennium Copyright Act) del 1998, fornendo nel contempo una spiegazione sul motivo per cui un determinato sito non compare sul motore di ricerca. La cancellazione avviene dopo un processo che impiega un tempo medio relativamente breve: 11 ore. Google rassicura, comunque, che ogni provvedimento si basa su approfondite verifiche e garantisce la possibilità ai proprietari dei siti web incriminati si appellarsi per dimostrare di non aver violato alcuna norma sul diritto d’autore.
Google ha dichiarato di accettare il 97% delle richieste di cui molte, contrariamente a quanto si può pensare, non vengono inoltrate direttamente, ma attraverso specifiche società. Tra le organizzazioni più attive in questo senso c’è Marketly llc, che inoltra circa 31mila domande a settimana, seguita da altre come Degban, DtecNet, Takedown Piracy e Removeyourcontent. La prima citata rappresenta Microsoft, che è anche la società più attiva per numero di denunce, con 48mila richieste a settimana, seguita dalla NBC Universal, da società dell’industria discografica che aderiscono alla Recording Industry Association of America, e dai colossi cinematografici come Paramount e 20th Century Fox.
Google, nel suo report, dedica anche spazio alle richieste ricevute da parte delle autorità governative e tribunali per accedere ai dati degli utenti, sulla base di determinate procedure giudiziarie. Anche qui la fanno da padroni gli Stati Uniti con circa 6mila richieste, mentre l’Italia ne ha inoltrate poco meno di mille.

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